Conversation piece

(between the Luz’s windows)

“Mi piace abitare qua, in tutte le stagioni – dice Tarsia aprendosi al nuovo giorno. Si chiama Tarsia la finestra della prima camera di Luz. “Io vivo qui dal 4°secolo d.C. e non vorrei mai cambiare casa –dice Crescenzio affacciandosi a davanzale fiorito. Si chiama Crescenzio la finestra della seconda camera di Luz. “Quando sono venuta a stare qui ho trovato un Eldorado e più non me ne vado –dice Luz spalancando tutte le sue undici finestre. Si chiama Luz la finestra della terza camera di Luz. “Ragazze! –annuncia Crescè- stasera vi porto a cena e facciamo festa con puntarelle, carciofi alla giudia e costolette scottadito”. Due belle finestre come Tarsia e Luz fanno sempre la loro bella figura e altrettanto la fanno fare a chiunque si accompagni con loro, compreso Crescenzio santo martire di Roma. Ecce Domus! Domus Crescentia. Provare per credere. Sono finestre, quelle di Luz, che dicono ciò che pensano e fanno ciò che dicono, aperte o chiuse che siano.

Il silenzio delle finestre di Luz

Sotto le finestre di Luz non passano automobili e neanche bus o scooter. Può capitare una bicicletta ma è di casa. Solo fiori tra le sue finestre. Qualche volta sotto le finestre di Luz passa una lucertola ma come si sa le lucertole non fanno alcun rumore quando si muovono. Questa lucertola si chiama Tigellia ed essendo di Luz altri non è che una Luzertola. Le sue finestre sono romane. Anche Tigellia è romana e conosce ogni anfratto dell’urbe. Le finestre di Luz abitano le camere di Luz e tutti i giorni si occupano della luce. Luz si occupa di tutto il resto, di tutto ciò che serve a far sentire a casa chi prende una delle sue stanze. Tigellia la lucertola dà una mano a Luz a tenere sempre limpidi i vetri delle finestre di Luz. La Luzertola può andare in casa ma solo se Luz è d’accordo, magari per un caffè. Insieme sfornano torte. Luz racconta della sua Colombia. Tigellia della sua Roma. Roma è nata 22 secoli prima di Bogotà, la Atene del SudAmerica. Non si trovano mai a corto di argomenti. Roma di allora e Roma di ora. Roma di qua e Roma di là, di quà e di là del Tevere, tutta a portata di mano a partire da via Crescenzio 43, casa delle finestre di Luz e della sua fida Tigellia.

Il profumo delle finestre di Luz

Luz profuma di luce. Luce italiana. Luz latina. Luz columbiana. Ogni finestra di Luz, in via Crescenzio, è una combinazione di luci. Ogni finestra di Luz è una persona cara a Luz quanto ai suoi ospiti. Una delle undici finestre di Luz si chiama Crescenzio e di sè può dirvi che, figlio del nobile romano Eutimio, venne decapitato nel quarto secolo d.C. sulla via Salaria al tempo delle persecuzioni volute dall’imperatore Diocleziano. Se volete saperne di più vi dirà ma in latino che di lui si parla negli Acta Sanctorum e in antiche fonti conservate alla biblioteca Valliceiana. Vi dirà anche ma in romanesco che tracce di lui si trovano nell’antico cimitero di Priscilla, su quella via Salaria che conosce palmo a palmo. A richiesta, vi darà tutte le indicazioni utili per visitare Roma antica e moderna. Ora, tocca a voi scoprire quale delle undici finestre di Luz si chiama Crescenzio. Le finestre e le camere di Luz profumano di luce laziale, questa è la realtà.

Benvenuti

Benvenuti - voi siete qui -al centro di Roma, tra le undici finestre di Luz. Le finestre di Luz ricevono la luce della città eterna. Luz aggiunge la luce dei suoi occhi e la porge ai suoi ospiti. Voi siete qui e avete tutto ciò che occorre per sentirvi a casa. Un buon letto, un bel bagno, una buona prima colazione. Le finestre di Luz profumano di gelsomino, di incenso Plectranthus, di rosa gaudiosa. Plectranthus, si chiama così il profumo delle finestre di Luz. Passi una mano sulle sue foglie, te le ritrovi profumate e sei pronto per Castel sant’Angelo, per i Musei vaticani, per l’Ara Pacis, tutti vicini di casa. Voi siete qui e tutta Roma è ad un passo da via Crescenzio 43. Antica Roma. Nuova Roma. Ogni finestra di Luz è come ognuna delle fontane romane: se ci guardi dentro è sicuro che tornerai. Luz è un “friccico de Luna tutta pé voi” che siete qui. Tutta Roma è il soggiorno di casa Luz, notte o giorno che sia. Ciò che può dare la luce nessun altro è in grado di darlo. Ora vi dice: “your room in Rome, your Rome in this rooms”. Welcome.

Luz light

Pittura perfetta è la luce del sole di Cape Code sopra una parete bianca di casa bianca.
Edward Hopper

Le finestre di Luz danno fiato alle camere di Luz. Con quel respiro di luce possono parlare e lo fanno in punta di piedi. Una che la sa lunga, dice: -solo Edward avrebbe saputo dipingere la luce del sole spalmata sui vetri delle finestre di Luz-. Luce capitolina e adamantina. Sun light. Un altra accostandosi dice: “Io so fotografare ma non sarebbe la stessa cosa, forse potrei fare da modella”. Le finestre di Luz stanno sempre in posa, a favore del sole e della luna. Moon light. Ancora un altra, premurosa, dice: è venuto Edward e dice che in un attimo sistema tutto -. Intende Edward Mani di Forbice che da par suo si occupa di potare qua e la e di spuntare i capelli di ognuna delle finestre di Luz: grazie lo stesso, Mr Hopper. Thank you. Good Night. No problema mañana, c’è Luz.

Ottava finestra di Luz

E’ l’ottava finestra di Luz quella che, quando la apri, appare la Closed Window di Marcel Duchamp. Il suo vero titolo è Fresh Widow e abita al Moma firmata Roose Selavy -1920- alter ego femminino di Marcel. Finestra senza vetri o vedovella di fresco, Fresh Widow. La enne si è spostata ma torna subito. Finestra vera e verde in stile francese con pannelli di cuoio nero da lucidare ogni giorno. Roose Selavy. Object Trouvee. Ready Made. Presto fatto. Le finestre sono anime belle, aperte o chiuse che siano, anche quando sono cieche. Detto fatto. Il cuoio nero non lascia passare la luce, in apparenza. La luce della ottava finestra di Luz è un invito a giocare ma dove? Un orchestra di finestre. Dirige Luz. L’ottava finestra di Luz è quella esposta sull’Ottavo Giorno al Maxi Museo delle Arti del XXI Secolo poco piu’ in là dell’Auditorium Parco della Musica, a quattro passi da Crescenzio 43.

The last Luz’s window

L’ultima delle finestre di Luz è quella che la apri spalancandola e ti trovi davanti a quel paesaggio di Magritte chiamato “La condizione umana” –cm 100*81-datato 1933- conservato a Washington. E’ un quadro finestra che inquadra un finestra che vede un paesaggio, lo stesso paesaggio dipinto su una tela a cavalletto. Le finestre possono fare miracoli, cosi’ come li ha fatti Magritte. Paesaggio reale contiguo al paesaggio dipinto da una camera con finestra.”E una metonimia visiva – dice la Luzertola transitando sul davanzale. Questo fa l’ultima delle finestre di Luz con chi la abita. E’ una finestra che puo’ anche abbracciarti sorridendo. In che punto della casa di Luz si trova l’ultima finestra di Luz? Si scopre solo giocando a nascondino. Anche le finestre appartengono alla stessa condizione umana di chi, guardando fuori, si vede dentro. Merci Beaucoup, René. Muchas grazias, Luz

Rome sweet home

Foglie di luce dalle finestre di Luz. Luce sempreverde, evergreen in ogni stagione. Tutte le stagioni sono buone per invaghirsi di Roma. Roma Sibilla. Roma Vestale. Luz schiocca le dita e le finestre si aprono. Schiocca all’inverso e si chiudono. Le finestre di Luz sono paradigmi del vedere e dell’essere visti. Vetrofanie. Ogni finestra è un paesaggio con figure che vengono, si fermano, vanno, tornano. Luminose farfalle profumate di malva rosa e cannella.

Eldorado

Ognuna delle finestre di Luz affaccia su un Eldorado. Tutto perché Luzdari é sudamericana, colombiana e colombina. Con Luz é sempre Pasqua. Dove batte la luce di Luz quello é un Eldorado di sorrisi e profumi. Ogni volta che apri una finestra di Luz é come aprire un giornale quotidiano che ogni mattina rinasce insieme alla prima tazza di caffé o di the. “Badate –avverte Luz rivolta ai forestieri che vedono Roma per la prima volta – Roma antica vi abbaglierà di luce bianca dovunque voi sarete”. Il Free Luz Press Journal é servito sul tavolo della prima colazione. “Ora é tutto bianco come il latte – continua Luz – ma al tempo degli augusti cesari, tutti i marmi di statue, templi e palazzi erano dipinti con i colori dell’arcobaleno”. Il Luz Press Journal scalpita per essere sfogliato e considerato. “Anche il Laocoonte era colorato come un fumetto – dice interferendo- e pure le Veneri nude o velate erano colorate”. E’ così piccolo che ripiegato sta in tasca come un taccuino. Anche l’Ara Pacis era in technicolor cinemascope. Anche Luz é colorata ma non é di marmo e neanche di travertino ma profuma di ponentino, quello friccicarello di Rugantino.

Una delle finestre di Luz si chiama Rita

Apri una finestra di Luz e affacci sul mare anche se nella Roma di Crescenzio e Massenzio il mare non c’é. Quello che si vede é il mare infinito di Neruda, un mare che insegna anche a distanza. Quando c’é di mezzo il vetro, tutto può accadere. Anche Rita é una finestra e del vetro conosce ogni segreto. La sua figliolina é una finestrina. Come signorinella é un finestrella. Rita, con le sue dita, gioca con i vetri come fossero tarocchi. Se non esistesse il vetro Rita sarebbe smarrita. L’anagramma di Rita é tira. Lei tira il vetro come fosse pastasfoglia. L’anagramma di vetro non porta più in là di trove. Lasciato così come é non significherebbe ma inventando una a e una elle diventerebbe altrove. Il vetro porta sempre altrove e così le finestre che in più sono femmine, ffarfalle, fffalene, ffffontane, fffffate, in serie e ffffffuoriserie.

Chiara, fresca dolce finestra

Ai tempi “de prima” la pizza era un disco di pane dove servire il cibo. Così la pita greca, la focaccia romana, la piadina emiliana, la tortilla messicana, la spianata sarda. Slurp. Una volta alla settimana, le finestre di Luz, escono per andare a prendere la pizza che a Roma é scrocchiarella, croccante. Lo fanno a turno, in due, massimo tre alla volta. Gnam. Le accompagna Chiara, che essendo figlia di Rita, tutto disegna con le sue dita. Disegna anche gli abiti delle finestre e persino le scarpe e per dirla tutta anche le trucca prima di uscire. Talvolta la pizza la fanno in casa, un unica pizza ma grande quando un tavolo tondo da dodici. Undici le finestre di Luz più Chiara di Rita. Fanno festa le finestre ogni due per tre, basta un niente. Anche Luz mangia la piz. Sono storie di via Crescenzio. Venire per credere. Gasp!


videovideo